giovedì 26 dicembre 2013

Il Basso elettrico


Il basso elettrico (o chitarra basso, più semplicemente noto come basso) è uno strumento musicale della famiglia dei cordofoni (ad amplificazione elettronica) dalla tessitura grave. Il corpo del basso elettrico è solitamente realizzato in legno massiccio (solid body). La forma del corpo, la qualità del legno utilizzato e la tipologia di innesto del manico nel corpo condizionano la qualità del suono dello strumento, ma costituiscono anche un criterio di valutazione che viene influenzato dalle tendenze del periodo. La realizzazione del corpo a strati o in un pezzo unico influisce direttamente sulla compattezza dello strumento, e naturalmente sulla qualità sonora. Il corpo infine può essere verniciato con vernice coprente o meno, oppure rifinito con cera o vernice satinata, permettendo di apprezzarne tutta la bellezza del legno e la cura della costruzione. Sono presenti sul mercato anche bassi elettrici con la cassa armonica cava (hollow body). Il manico ospita la tastiera dello strumento e permette il passaggio delle corde. Termina da un lato con la paletta che, per mezzo delle meccaniche, consente di porre in trazione le corde e di accordarle fino alla tensione desiderata e dall'altro con il corpo dello strumento. È di solito realizzato in diversi strati, anche più di nove. Questo consente all'elemento una sufficiente stabilità per mantenere l'intonazione e un'adeguata capacità di trasmettere le vibrazioni al corpo. Il modo in cui il manico viene congiunto al corpo infatti determina in gran parte il sustain dello strumento. Fra i metodi più diffusi vi sono il "bolt-on neck" ed il "neck through body":
  • il manico bolt-on è avvitato al corpo dello strumento nel quale è stata ricavata un'apposita sede. La precisione della fresatura della sede è determinante ai fini della qualità sonora. In molti strumenti economici, questa lavorazione permette di nascondere eventuali difetti di fabbricazione, che vengono corretti con spessori di legno interposti fra il manico ed il corpo. Questo costituisce una grave perdita di continuità delle vibrazioni.
  • Il manico "neck through body" è inserito nel corpo, o meglio, costituisce la parte centrale del corpo, prolungandosi fino alla fine dello strumento. Questo metodo permette al manico un contatto molto efficace con il corpo, a tutto vantaggio della trasmissione delle vibrazioni.
Non sempre però il manico inserito nel corpo costituisce un vantaggio in termini di trasmissione delle vibrazioni, poiché la vibrazione viene prodotta non solo dalle corde, ma anche dal manico (e dal corpo) del basso stesso. Ora, quando si ha un manico avvitato (che non è quindi un pezzo unico dalla paletta fino all'estremità inferiore dello strumento), la parte di legno sottoposta a vibrazione è più corta e determina quindi una risposta più rapida; in altre parole, un pezzo di legno di mezzo metro di lunghezza sottoposto ad una sollecitazione vibra in un tempo minore rispetto ad uno di un metro; ne consegue che un basso con manico avvitato ha una risposta di suono più immediata e quindi un attacco decisamente più rapido. In definitiva, i bassi neck-thru hanno una trasmissione delle vibrazioni buona, ma sicuramente più lenta rispetto a quelli bolt-on.La tastiera del basso elettrico, come negli altri strumenti a corda, è quella superficie di legno su cui è possibile premere le corde per variare l'intonazione della nota prodotta. La tastiera del basso elettrico può ospitare i tasti oppure esserne priva (fretless). È oramai di uso comune indicare come fretted le tastiere provviste di tasti (frets). Nel secondo caso invece, nei bassi elettrici fretless (senza tasti), l'altezza della nota prodotta varia spostando il punto in cui la corda viene premuta sulla tastiera. Essendo prive dei tasti, e non essendo indicate solitamente le posizioni delle note, i bassi di questa categoria (cosiddetti "bassi a tastiera cieca" o "bassi ciechi") necessitano di una buona conoscenza dello strumento per emettere suoni intonati. Tuttavia alcuni bassi fretless riportano, al posto dei tasti, degli inserti in legno di tipologia differente da quello della tastiera, che consentono all'esecutore di individuare la posizione della nota cercata. Con questa tastiera sono disponibili tecniche avanzate come uno slide più stridente e lo slittamento degli armonici stessi. Maestro di quest'arte, precursore di questa particolare tastiera, fu Jaco Pastorius.Nel primo caso, ogni tasto definisce l'avanzamento di un semitono della nota prodotta. Il tasto è una barretta metallica inserita nella tastiera perpendicolarmente alle corde. Le tastiere più comuni ospitano da 20 a 24 tasti o posti. I legni più utilizzati con cui si realizzano le tastiere dei bassi elettrici sono l'ebano, estremamente duro e liscio (perfetto per i bassi fretless), ed il palissandro, meno pregiato anche a causa della maggiore porosità del legno che a suo vantaggio offre una minore deformazione dovuta agli agenti atmosferici (variazioni di temperatura, umidità, eccetera). Altresì frequenti il palissandro brasiliano (detto anche Pao Ferro) più duro dell'africano, e l'acero. Negli ultimi anni, sulla scia dei bassi costruiti da Steinberger, è invalso l'uso di materiali sintetici, anche solo per le tastiere, come per i costruttori italiani Laurus e Manne, che usano una particolare resina fenolica. Le corde del basso elettrico sono prevalentemente in acciaio, con un'anima solida, che può essere a sezione circolare o esagonale, ed un avvolgimento esterno che consente alla corda di raggiungere una massa tale da collocarla, nello spettro, all'ottava giusta. I materiali più usati sono l'acciaio o il nichel, con differenze timbriche fra le due soluzioni. In alcuni casi la corda metallica può essere rivestita in materiale sintetico. Altra importante caratteristica è il tipo di avvolgimento, cosa che determina il tipo di superficie della corda, che può essere ruvida, semi-liscia e liscia. Alcuni modelli di bassi sperimentali presentano delle corde in silicone. Il basso tradizionale, nato come "evoluzione" del contrabbasso, presenta il suo stesso numero di corde, quattro, con la medesima accordatura: Sol, Re, La, Mi (in ordine di altezza dalla più acuta alla più grave). Già negli anni settanta alcune aziende artigianali (come ad esempio l'Alembic) realizzavano bassi ad 8 corde (con ogni corda doppiata da un'altra accordata un'ottava più alta) creando un effetto simile alla chitarra a 12 corde. Sul finire degli anni ottanta, dopo diverse sperimentazioni e prototipi realizzati, iniziarono ad avere sempre più mercato bassi a 5 (Sol, Re, La, Mi, Si come consuetudine anche se qualcuno optava per Do, Sol, Re, La, Mi) e 6 corde (Do, Sol, Re, La, Mi, Si). Con l'aumentare del livello tecnico dei musicisti e l'avvento di tecniche particolari di esecuzione come il tapping (ovvero suonare con entrambe le mani sulla tastiera dello strumento) il numero delle corde è salito considerevolmente. Sono sempre più i musicisti che richiedono la realizzazione di bassi a 10 (5 in doppia corda come per l'8) o 12 corde (3 per tono addirittura), strumenti in grado di ricoprire il registro sia della chitarra che del basso tradizionale. Tuttavia, nella storia del basso elettrico si trovano anche strumenti con 2 (vedi Sleeping My Day Away dei D-A-D), 7, 8, 9, 10, 11 e 12 corde (singole, non doppiate) grazie soprattutto al livello qualitativo delle aziende artigiane, in grado di realizzare praticamente qualsiasi richiesta dei loro clienti.Anche il basso elettrico come la chitarra elettrica ha bisogno di esser amplificato tramite dei pick-up. Esistono vari modelli di pick-up che cambiano a seconda del genere per il quale il basso è progettato. Il più diffuso è lo split-coil (chiamato "tipo Precision" o "P" dal nome del basso per il quale è stato ideato), composto da due bobine ognuna con 4 magneti (due per corda). Segue il single-coil (chiamato "tipo Jazz" o "J" dal nome del basso più popolare con questa tipologia di pick-up), composto da un unico corpo allungato che interessa tutte le corde. Col tempo, di pari passo con il variare delle esigenze sonore degli artisti, si sono aggiunte altre tipologie di pick-up: fra i più comuni ricordiamo l'humbucker tipo Music-Man (o "MM", dal nome del basso per il quale è stato ideato), costituito da due avvolgimenti paralleli con 2 magneti per corda (1 per avvolgimento, di solito di 5mm), seguono le Soap-Bar (cover più stretta di quella del MM, può contenere al suo interno qualsiasi tipologia di pickup) e i meno famosi double-coil (due single-coil posti parallelamente). Solitamente i pick-up sono passivi, ma alcuni modelli (come gli EMG) hanno un preamplificatore integrato che necessita di alimentazione dedicata, tipicamente una batteria da 9 V. Tutti i bassi elettrici dispongono di una circuiteria che permette il controllo sul suono dello strumento che può essere attiva o passiva. Nei circuiti passivi si fa uso di pochi componenti elettronici, come potenziometri e condensatori, che possono solo modificare il volume e applicare un filtro passivo di tipo passa-basso al segnale. Il suono dello strumento sotto forma di segnale elettrico è quindi condotto all'amplificatore per mezzo di un conduttore elettrico schermato (il classico cavo). Nei bassi elettrici attivi è invece presente una circuiteria elettronica alimentata da batterie. Questa permette di equalizzare il suono con sofisticati filtri attivi, capaci di aumentare o diminuire le frequenze impostate anche fino a 20 decibel. Solitamente permettono di intervenire su due o tre bande di equalizzazione e vengono alimentate da una o, più raramente, da due batterie da 9 Volt. Inoltre, il debole segnale presente all'uscita del pick-up viene amplificato dal circuito prima di essere convogliato nel conduttore elettrico che porta all'amplificatore. Questo aumenta notevolmente la reiezione del segnale elettrico ai disturbi. In genere questi strumenti presentano una circuteria esclusivamente "attiva" o "passiva"; ciononostante alcuni modelli sono in grado tramite un selettore di ricorrere ad entrambe le soluzioni. Il ponte la struttura alla quale si ancorano le corde ed è fissato sulla superficie anteriore del corpo nella stragrande maggioranza dei casi. Di solito è fabbricato in metallo, ma in qualche caso anche in legno. Trasmette le vibrazioni della corda al corpo e partecipa cospicuamente alla caratterizzazione del timbro dello strumento. Quanto più è massiccio, tanto maggiore è il sustain delle note suonate. La sua caratterizzazione del suono ha fatto sì che si sia creato un attivo mercato di ponti, che vanno a sostituire gli originali montati dai fabbricanti. Può incorporare un pick-up piezoelettrico sensibile alla pressione diretta delle corde che trasduce le vibrazioni di corde non metalliche, cosa che i pick-up magnetici non possono fare. Il capotasto, detto anche "nut", è la struttura posta al termine della tastiera, dal lato della paletta, su cui appoggiano le corde all'uscita dalle meccaniche. Viene costruito in vari materiali, come l'osso, materiali sintetici o metalli come l'ottone. Ha il compito di dare alle corde la corretta spaziatura e trasmettere al manico le vibrazioni. Il truss rod è un'asta metallica curva, di solito a concavità anteriore, contenuta nello spessore del manico che, sottoposta a tensione tramite un bullone installato ad una delle sue estremità, controbilancia la tensione esercitata sul manico stesso dalle corde evitando che si deformi, compromettendo la suonabilità e l'intonazione dello strumento.

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Keith Richards


Per fare un disco rock, la tecnologia è la cosa meno importante.

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mercoledì 25 dicembre 2013

Stefano Francazio - Acoustic Bass Solos (Medley)

Il Basso acustico


Il basso acustico è uno strumento musicale acustico simile alla chitarra classica e con caratteristiche che lo rendono simile anche al contrabbasso (registro e funzione di accompagnamento); è solitamente munito di quattro corde (dalla più grave alla più acuta mi, la, re, sol) ne esistono anche versioni estese a cinque corde (si, mi, la, re, sol). La sesta corda è generalmente più utilizzata nel basso elettrico. Il suono è grave ("basso") e si usa prevalentemente nella sezione ritmica. Lo strumento è suonato pizzicando le corde con indice e medio della mano destra nella tecnica a due dita; indice, medio e anulare nella tecnica a tre dita. Un'altra tecnica che lo porta ad assomigliare maggiormente ad una chitarra è l'uso di un plettro. Può essere amplificato tramite pick up o microfonato per i concerti. Il basso è generalmente uno strumento monofonico: le note sono emesse una alla volta mentre gli accordi vengono suonati raramente, data la funzione dello strumento.Il primo basso acustico moderno è stato sviluppato agli inizi degli anni settanta da Ernie Ball di San Luis Obispo, in California. Lo scopo di questa "innovazione musicale" era fornire ai bassisti uno strumento acustico che si potesse integrare meglio con il suono delle chitarre acustiche. Oggi viene prodotto da diverse marche quali: Alvarez, Eston, Gibson, Fender, Ibanez (linea Prestige), Ovation, Tacoma, Cort, Maton.

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Tanti Auguri di Buon Natale



Tanti auguri di buon natale!!

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martedì 24 dicembre 2013

The Dubliners - Barney's Banjo Solo

Il Banjo


Il banjo è un cordofono di origini africane, già popolare tra i neri americani durante la Guerra di secessione americana nella sua versione a cinque corde e da allora largamente usato nella musica tradizionale nordamericana
Alcuni studiosi fanno risalire le origini del banjo nella sua forma attuale attorno alla prima metà dell'Ottocento, quando lo strumento assunse la sua forma attuale di cassa armonica costruita come un tamburo, con un meccanismo per regolare la tensione della pelle (e non più ricavata da una zucca essiccata con una pelle inchiodata), dotata di un manico con quattro corde lunghe e una più corta, suonata dal pollice, usata come bordone acuto. Lo stesso nome "banjo" potrebbe essere una corruzione di bandore o pandura, uno strumento musicale del tipo della chitarra, oppure deriva da bania (o banjar), il nome di uno strumento primitivo similare del Senegambia
La sua caratteristica preminente è data dalla cassa di risonanza, la cui tavola armonica non è di legno come quella della maggior parte degli strumenti a pizzico ma è costituita da una pelle tesa su una cassa circolare. 
La parte dello strumento che produce il suono (in inglese pot) è realizzata con diverse tecniche costruttive. 
La più tipica, riconosciuta in liuteria come quella «ufficiale» e che nel corso degli ultimi centocinquant'anni ha incorporato la maggior parte delle innovazioni tecnologiche raggiungendo lo stato dell'arte attorno al 1930, è una struttura composita costituita da una fascia a forma di corona circolare (rim), ricavata da più strati o blocchi di legno e successivamente tornita, alla quale è innestato il manico. 
Sulla sommità della fascia è incastonato un anello di risonanza (tone ring), a seconda dei casi ottenuto per calandratura e saldatura da un profilato d'ottone a sezione tonda o piatta oppure tornito da una fusione in lega d'ottone o bronzo, sul quale è tesa la pelle. Un congruo numero di tiranti (brackets, normalmente 24 ma le eccezioni sono tutt'altro che rare) ospitati dai caratteristici ricettacoli (bracket shoes) ancorati alla fascia oppure passanti attraverso una struttura portante collocata nella parte bassa della medesima, che in questo caso funge anche da flangia di raccordo tra l'esterno della fascia e l'interno del risonatore, provvede alla tensione della pelle mediante un cerchio scanalato o munito di tacche (tension hoop) che preme sul bordo della pelle, quest'ultimo avvolto attorno ad un sottile profilato metallico (flesh hoop) se la pelle è organica o saldato ad esso (head collar) se sintetica. 
La cassa può essere o meno completata dal risonatore (resonator); questo, che appare come una sorta di 'padella' rotonda di legno, si raccorda alla fascia mediante una flangia metallica artisticamente traforata e ne chiude parzialmente la parte posteriore creando una camera di risonanza; ha la doppia funzione di riflettere le onde sonore all'esterno ma soprattutto verso l'interno della cassa donando allo strumento, oltre ad un maggior volume, caratteristiche timbriche e risposta dinamica assai differenti rispetto al banjo a fondo aperto. 
In un altro stile costruttivo meno diffuso, conosciuto come zither banjo e perfezionato nel Regno Unito, il meccanismo di tensione della pelle è per così dire integrato all'interno al risonatore, il quale costituisce struttura portante della cassa armonica e ne ospita gli altri elementi meccanici oltre a dare attacco al manico. 
La flangia, che in questo caso funge da cerchio tendipelle ma con cinematismo invertito (la pelle è tenuta in tensione da un anello metallico flottante spinto verso l'alto dalla tiranteria), viene fissata al bordo superiore del risonatore e assieme alla pelle ne costituisce una sorta di coperchio. 
La pelle oggigiorno è una sottile membrana di mylar, materiale sintetico utilizzato sulla maggior parte dei banjo contemporanei che richiedono un timbro alquanto brillante; nelle versioni «classiche» o antiche viene mantenuto l'uso tradizionale di una pelle organica, generalmente di vitello o di capra, la quale impartisce allo strumento un timbro più morbido ed omogeneo. 
Le corde, agganciate ad una cordiera metallica in alcuni casi molto elaborata, trasmettono il suono alla pelle mediante un sottile ponticello in legno dal caratteristico disegno ad arcate. 
La stessa cordiera si è evoluta nel tempo da semplice sede di ancoraggio delle corde a dispositivo in grado di influire sensibilmente sulla timbrica e sulla risposta dello strumento in virtù della propria massa e della pressione esercitata sul ponticello; questa soluzione è in genere sfruttata dai banjo dotati di risonatore. 
Lo strumento può essere costruito con diversi legni, le cui caratteristiche contribuiscono oltremodo a determinarne la timbrica al pari della tipologia costruttiva della cassa: per la fascia si usa quasi solo l'acero, mentre per manico e risonatore (quando è presente) si utilizzano in genere acero, mogano o noce
La tastiera, spesso filettata e negli strumenti più pregiati intarsiata con i tradizionali segnatasti floreali in madreperla, è di ebano o palissandro
Negli strumenti più antichi era priva di tasti, configurazione ancor oggi mantenuta sulle moderne repliche dei banjo diffusi all'epoca della Guerra civile americana
Le parti metalliche sono in acciaio e ottone, in genere nichelate ma anche cromate o dorate, e negli strumenti di pregio sono spesso riccamente cesellate. 
Le meccaniche di accordatura hanno conservato l'aspetto tradizionale «in linea» degli antichi piroli a frizione, gli stessi in uso sugli strumenti ad arco e sui liuti, grazie all'adozione di ingranaggi epicicloidali (planetary) al posto del sistema a vite senza fine e corona dentata (worm and gear) utilizzato su altri strumenti a corda e sul contrabbasso
Quasi tutti i banjo a quattro corde di concezione moderna hanno il risonatore; gli strumenti contemporanei che ne sono privi (open back) sono per lo più a cinque corde. In genere associato a due distinte tipologie di anello di risonanza (a profilo cilindrico, flathead, o a tronco di cono, archtop), il banjo con risonatore è uno strumento dal timbro secco e schioccante, con notevole volume d'emissione ed ampio spettro armonico; la versione a cinque corde è tipicamente usata nella musica bluegrass, di cui costituisce un elemento imprescindibile. 
Il tipo senza risonatore è caratterizzato da un transitorio d'attacco meno marcato e da un volume di suono inferiore, compensato da un sostegno prolungato e da una gamma timbrica più dolce. 
È tradizionalmente impiegato nella musica old time nordamericana dove la tecnica in uso (denominata frailing o clawhammer), unica rispetto a quella di qualunque altro cordofono, si è evoluta principalmente in funzione dell'accompagnamento al violino nell'esecuzione di musiche rurali da danza e sfrutta al massimo grado le naturali doti ritmiche e contrappuntistiche dello strumento Nel banjo tenore, il cui nome curiosamente non corrisponde all'effettiva tessitura armonica, l'accordatura normale è quella per quinte giuste (DO-SOL-RE-LA, equivalente a quella della viola e della mandola contralto: dovrebbe pertanto chiamarsi 'banjo contralto'). 
Nella musica irlandese è tuttavia largamente utilizzata l'accordatura (SOL-RE-LA-MI) sia sul banjo a 19 tasti, sia soprattutto sulla versione a 17 tasti e scala ridotta. 
Questo consente al banjo di doppiare le stesse partiture di fiddle e mandolino, ma un'ottava più bassa. L'accordatura SOL-RE-LA-MI è stata diffusa principalmente da Barney McKenna dei The Dubliners e da allora resta la più utilizzata nell'ambiente folk irlandese e celtico. 
Nella versione a 19 tasti l'estensione è di tre ottave e una terza maggiore; il banjo plectrum, usualmente accordato DO-SOL-SI-RE (oppure RE-SOL-SI-MI, come le prime quattro corde della chitarra in ordine 4-3-2-1, la cosiddetta accordatura Chicago), ha un'estensione di tre ottave. 
Entrambi si suonano con il plettro
L'estensione del banjo a cinque corde in accordatura standard, due ottave ed una settima minore, è inferiore a quella del banjo tenore; tuttavia questa limitazione viene ampiamente compensata dalla versatilità della tecnica di arpeggio utilizzata sullo strumento.Il banjo può avere quattro corde (banjo tenore a 19 tasti, banjo tenore irlandese (o scala corta) a 17 tasti, banjo plectrum a 22 tasti) o cinque corde (banjo a cinque corde a 22 tasti). Quest'ultimo è l'archetipo, il banjo per antonomasia; dal punto di vista organologico rappresenta l'evoluzione dei suoi antenati, rudimentali strumenti a tre corde dalla cassa ricavata da una zucca essiccata cui veniva inchiodata una pelle animale, e da esso si sono in seguito sviluppati tutti gli altri tipi di banjo. 
La quinta corda, che suonata a vuoto dà la nota più acuta, è più corta delle altre. 
Posizionata sopra la quarta corda, quella che produce la nota più grave, è allineata con le altre all'altezza del ponticello ma l'altro capo non arriva alla paletta: viene accordata da una meccanica innestata all'altezza del 5º tasto nel lato superiore del manico, dove quest'ultimo si allarga per ospitarla. In origine il banjo montava corde in budello; successivamente, di pari passo con l'evoluzione dello strumento, le tecniche impiegate e le esigenze timbriche, furono adottate corde metalliche; oggigiorno sono in uso entrambe le incordature, acciaio e nylon, in linea con le caratteristiche organologiche e gli stili esecutivi di entrambi i tipi di banjo.

StuPanda

Elvis Presley


La musica è molto migliorata negli ultimi anni, i suoni sono migliori, i musicisti sono migliori; conoscete i Beatles e i Byrds.
Ma il rock 'n' roll, fondamentalmente, si basa sul gospel e il rhythm and blues.

StuPanda

lunedì 23 dicembre 2013

Russian Folk Music-Kalinka (balalaika)

La Balalaika


La balalaika (in russo: балала́йка) è uno strumento musicale di origini russe; esso possiede tre corde (o tre raddoppiate), è un liuto con cassa a forma triangolare  ed ha varie dimensioni; i tipi di balalaika sono 5, a seconda di come sono accordate le relative corde:
  1. mi-mi-la
  2. la-la-re (di poco più grande in dimensioni)
  3. mi-mi-la (1 ottava più in basso della prima, essa è ancora più grande e viene chiamata alto)
  4. mi-la-re (chiamata basso)
  5. mi-la-re (un'ottava più bassa, chiamata contrabbasso)
Gli intervalli tra le corde dei diversi tipi di balalaika sono comunque costanti: due corde all'unisono e una alla quarta superiore. La balalaika è un cordofono a corde pizzicate, si usano le mani o un plettro per far vibrare le sue corde e così produrre il suono.
StuPanda

Marilyn Manson


Le cose devono arrivare ad un punto di estremismo per poter rinascere, così che possiamo di nuovo apprezzare le piccole cose della vita: la droga, il sesso e il rock 'n' roll.

StuPanda

domenica 22 dicembre 2013

Celtic Harp Orchestra - On Greensleeves

L'Arpa Celtica


L'arpa celtica, o arpa gaelica (detta in gaelico scozzese clàrsach e in irlandese cláirsach), è uno strumento a corde tipico del folklore dei paesi europei di area celtica. L'arpa triangolare celtica proviene dalla Scozia, dove compare durante l'ottavo secolo; si è successivamente diffusa in Irlanda dal dodicesimo secolo e poi nel Galles e in Bretagna.
L'arpa celtica si differenzia dall'arpa classica usata nelle orchestre sinfoniche per vari motivi:
  • è più piccola rispetto all'arpa classica,
  • a differenza della grande arpa da concerto, l'arpa celtica non ha i pedali, ma ha le chiavi, chiamate lever, con cui si ottengono i semitoni,
  • le corde delle arpe celtiche antiche erano di budello di pecora, poi sono state introdotte anche corde metalliche, ed oggi possono essere anche di nylon oppure di carbonio; le corde si suonano generalmente con i polpastrelli, ma secondo alcune tecniche (ad es. in Giappone), le corde di metallo si possono suonare con le unghie.
Gli antenati dell'arpa celtica devono essere ricercati tra le arpe dei Babilonesi, degli Assiri e degli Egizi.La più antica arpa celtica arrivata a noi è quella del Re Brian Borù, conservata al Trinity College di Dublino, databile intorno al XIV secolo. L'animale che veniva spesso associato all'arpa era il Cigno. Le prime arpe, con la loro colonna e la cassa armonica, ricordavano appunto l'aspetto del cigno. Nella mitologia Celtica, non solo i bardi ma anche i maghi e i Re avevano una propria arpa che diventava simbolo di potenza. Si racconta infatti che Mago Merlino, col suono della sua arpa riuscì a far levitare alcuni massi data la precedente richiesta da parte del re Eimbrez Gudeling di costruire un monumento per i soldati caduti in una battaglia. Molti condottieri celti erano soliti farsi seppellire nelle tombe con a loro fianco un'arpa, dato che da molti era considerata un oggetto sacro in grado di stabilire un "legame" tra la vita e la morte. Intorno all'anno Mille i bardi Celti possedevano due tipi di arpa: una con le corde in metallo e un'altra con le corde in budello e la cassa di risonanza intagliata da un tronco di salice. Gli arpisti formavano una corporazione di tipo ereditario ed erano organizzati come un ordine religioso. L'arpista era tenuto in grande considerazione in tutte le corti dove esercitava la sua arte, accompagnando con la musica le sue innumerevoli storie che parlavano di amore, di guerra, di amicizia, di magia. Era tale la sua influenza sul popolo che nel XV e nel XVI secolo molti sovrani emanarono leggi per limitare il potere dei bardi. Gli ultimi bardi irlandesi furono O'Neill, Hempson, ma soprattutto Turlough O'Carolan, arpista cieco, vera pietra miliare e riferimento ancora attuale per gli arpisti dei nostri tempi. Dopo di loro, l'arpa celtica conobbe un periodo di declino durato diversi secoli. Nel 1950 in Bretagna si assiste ad un revival dell'arpa celtica per merito di Denise Mégevand, professoressa di arpa di Alan Stivell, il quale diventerà il bardo degli anni '70 riportando in auge musiche e repertori che erano stati fino a quel momento ignorati dal pubblico giovanile del tempo e disprezzati dagli arpisti classici. Oggi sono moltissimi gli arpisti che suonano questo strumento e si occupano di musica tradizionale: tra gli altri, Grainnè Hambly, Janet Harbison, Alan Stivell, Cormac de Barra, Enzo Vacca, Dominig Bouchaud, Vincenzo Zitello, Ettore Netti, Enrico Euron. Fra i gruppi si segnala la Celtic Harp Orchestra, considerata la più grande orchestra d'arpe celtiche in Europa. L'arpa irlandese è anche raffigurata nel simbolo della tipica birra irlandese: la Guinness.

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John Lennon # 2


Se si fosse tentati di dare al rock and roll un altro nome, si potrebbe chiamarlo "Chuck Berry".

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sabato 21 dicembre 2013

Lou Reed #2


Il mio Dio è il Rock 'n' Roll.

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Adriana Nicolosi Arpista - Dolce Sentire - Arpa Matrimonio - Sicilia - ...

L'Arpa


L'arpa (sostantivo femminile, dal latino tardo harpa, di origine germanica) è uno strumento musicale, cordofono a pizzico. Esistono vari tipi di arpe. Per quello che riguarda la musica popolare e tradizionale, molte culture e geografie hanno tra i propri strumenti qualche variante di arpa: si ha così l'arpa celtica, le varie arpe africane, indiane, ed altre ancora. In ambito occidentale, il termine arpa non altrimenti specificato si riferisce quasi sempre all'arpa da concerto a pedali, della quale esistono varianti acustiche ed elettriche. L'arpa da concerto a pedali è dotata di 47 corde tese tra la cassa di risonanza e una mensola detta "modiglione", con un'estensione di 6 ottave e mezza e intonato in do bemolle maggiore. I suoni estranei a questa tonalità si possono ottenere agendo su 7 pedali a doppia tacca; ogni corda è in grado di produrre tre note diverse ed è possibile costruire una scala cromatica. Lo strumento moderno è costituito da 1.415 pezzi. L'arpa ha un'origine antichissima: deriva dal cosiddetto arco musicale. I primi ad avere in uso l'arpa furono gli Egiziani circa nel 3000 a.C. Le raffigurazioni sui monumenti risalenti all'Antico Regno, descrivono strumenti di media grandezza, alti circa un metro, forniti di sei o otto corde, formati grazie ad un fusto di legno arcuato, aventi l'estremità inferiore a forma di losanga, parzialmente concava e convessa; il suonatore appare accosciato o inginocchiato. Nelle epoche successive, ad esempio nel Medio Regno, lo strumento assume dimensioni più grandi ed il suonatore viene raffigurato in piedi, la cassa sonora appare più ampia ed anche il numero di corde sale fino a venti. Se ne conserva un esemplare che è stato datato circa al 2700 a.C. ritrovato a Ur (nell'odierno Iraq) da sir Leonard Woolley. L'arpa di cui parliamo era curvilinea e viene ancora costruita in Africa. Presso gli Egiziani e gli Assiri venivano costruite arpe di varia foggia ed aventi un numero tra loro differente di corde (sembra che se ne avessero fino a 22). L'uso dell'arpa era anche conosciuto dal popolo ebraico mentre fu disdegnato dai Greci e dai Romani a tutto vantaggio della lira e della cetra. L'arpa ricomparve in Europa, durante il IV secolo, presso le popolazioni nordiche (in particolare irlandesi ed anglosassoni) e da lì si diffuse nel resto del continente dove venne particolarmente usata nel genere musicale deMinnesang nel XII secolo. Dal IX secolo al XIV secolo l'arpa in Irlanda fu usata dai cantori girovaghi. L'arpa divenne molto comune nel XIV secolo come accompagnamento per i canti o le danze. Questo strumento ha subito notevoli modifiche nell'arco dei secoli. Michael Praetorius, nel 1619 descriveva i tre tipi di archi diffusi al suo tempo: l'arpa comune, di 24 corde diatoniche, avente un'estensione da fa a la; l'arpa irlandese, di 43 corde, da do a mi; e l'arpa doppia, cromatica, di cinque ottave (do -do). A partire dall'inizio del XVII secolo fu utilizzata per la realizzazione del basso continuo, in particolare nell'accompagnamento del canto, e fu quindi inserita immediatamente nel gruppo strumentale utilizzato nelle prime opere; nel 1607, Monteverdi le dedicò un ruolo solistico nell'Orfeo, dove simboleggia la lira suonata da Orfeo. Proprio in questo secolo furono effettuati vari tentativi per estendere le possibilità esecutive dell'arpa. Dapprima fu fatto il tentativo di ridurre le arpe a due tipi di accordature; Antonio Stachio aggiunse cinque corde per ciascuna ottava e quindi estese la gamma dell'arpa a sei ottave più due note. Patrini realizzò un'arpa doppia, in cui una fila di corde emetteva i toni della scala diatonica, mentre l'altra i semitoni intermedi.Solamente nel 1720, il costruttore bavarese Hochbrucker inserì i pedali, prima quattro e poi sette, azionanti una serie di leve collegate ai piroli delle corde; alla pressione del pedale corrispondeva una maggiore tensione della corda, equivalente al rialzo di un semitono. Con l'aggiunta di varie modifiche tecniche l'arpa conquistò secoli e paesi. La scuola d'arpa fu particolarmente brillante nella seconda metà del XVIII secolo in Francia, dove furono fabbricate arpe decorate in modo sfarzoso, alcune delle quali sono ancora conservate presso il Museo del Conservatorio di Parigi, il Museo della Scienza e della Tecnica di Monaco, il Museo dell'arpa Victor Salvi di Piasco (CN). Furono due liutai parigini, i Cousineau, nel 1760, a perfezionare il meccanismo dei pedali, applicando il sistema a uncinetto, che si rivelò molto più pratico dei precedenti e che si basava sull'azione del pedale su un tirante che - tramite una serie di leve - esercitava un'azione di attrazione sugli uncinetti e grazie a questi ultimi la corda veniva trascinata sui capotasti supplementari. Nel Regno di Napoli, Giuseppe Antonini riportò la testimonianza di un visitatore che, intorno al 1745, narrò la presenza di suonatori dello strumento a Viggiano, in provincia di Potenza. Il viggianese Vincenzo Bellizia, considerato dal contemporaneo Francesco De Bourcard come «valentissimo costruttore d'arpe», fu uno dei primi artigiani a produrre arpe meccaniche nel reame partenopeo e, per i suoi meriti musicali, fu premiato dal Real Istituto di Incoraggiamento con una medaglia d'argento. Nicolas Bochsa (1789-1856) fu uno dei più grandi arpisti del XIX secolo così come il suo allievo Elias Parish Alvars. Nel 1811 nacque a Londra l'arpa a doppio movimento, che consentì l'esecuzione in tutte le tonalità grazie alla possibilità di innalzare la corda di due semitoni; questa tecnologia è tuttora in uso a brevetto del francese Sébastien Érard, che nel 1786 aveva già realizzato l'arpa a sistema unico. L'arpa moderna fu poi perfezionata nel corso del medesimo secolo. È proprio in Francia che si può annoverare una grande diffusione di composizioni per arpa, tra le quali Danses sacrée et profane di Debussy, Introduction et allegro di Ravel, Impromptu, Une chatelaine en sa tour di Gabriel Fauré; il Petit livre de harpe de Madame Tardieu e il Concertino per arpa di Germaine TailleferreGià nei primi decenni del Novecento, l'arpa, grazie all'opera di numerosi arpisti, tra i quali spiccano nomi come quello di Casper Reardon (allievo di Carlos Salzedo), quello di Alice Coltrane (moglie del sassofonista John Coltrane) o quello di Dorothy Ashby, ha iniziato ad essere impiegata anche in contesti musicali prettamente Jazzistici. Infatti, ancora oggi, per mano di musicisti contemporanei come Park Stickney, Edmar Castaneda o Marcella Carboni, l'arpa continua a prestare al Jazz la propria originale sonorità, grazie anche alla valorizzazione di particolari effetti tecnici ed esecutivi, come ad esempio la propensione ad enfatizzare il passaggio tra due semitoni con la sola azione del pedale senza dover tornare così a pizzicare la seconda nota, o come l'utilizzo percussionistico della tavola armonica.

venerdì 20 dicembre 2013

ROSARIO CONTE M.stro - ARCILIUTO - J. H. KAPSBERGER - Latiano

L'Arciliuto


L'arciliuto è uno strumento musicale, cordofono di grosse dimensioni, derivato dal liuto e caratterizzato dalla presenza, a fianco delle normali corde da premere, di alcune corde di bordone, molto più lunghe e più gravi. I modelli risalenti fino al 1620 avevano tipicamente undici coppie di corde, delle quali sei o sette tastate. Nell'opera Intavolatura di liuto (1623) il compositore bolognese Alessandro Piccinini attribuisce a sé stesso la paternità dello strumento. Il suo utilizzo era generalmente limitato, nelle esecuzioni cameristiche, all'accompagnamento nei complessi strumentali e del canto solista, anche se non mancano nella letteratura musicale, dei brani solisti. Più in generale, per arciliuto, si intesero tutti quei tentativi svolti sul liuto tradizionale allo scopo di aumentarne l'estensione, grazie all'aggiunta di corde fuori dal manico. Nacquero, in questo modo, tre tipi di liuti estesi che rientrano nella categoria degli arciliuti: il chitarrone, la tiorba e il liuto attiorbato. Il liuto attiorbato era un tradizionale liuto con un cavigliere progettato con un capotasto prolungato all'esterno per ospitare le corde anche fuori dal manico, corde che necessitavano una accordatura su misura per ogni brano. Il chitarrone era un liuto con un manico estremamente prolungato, la cassa ampliata e due caviglieri nel manico, dei quali, quello in basso raccoglieva le corde tastate, mentre in quello in alto si raccoglievano le corde uscenti dal manico. La tiorba invece era caratterizzata da due caviglieri sovrapposti.
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John Lennon


Siamo più popolari di Gesù Cristo adesso.
Non so chi morirà per primo.
Il rock 'n roll o il Cristianesimo.

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giovedì 19 dicembre 2013

GALLERIA DELL'ACCADEMIA - MOSTRA MERAVIGLIE SONORE

La Tromba Marina


La tromba marina (in francese trompette marineinglese marine trumpettedesco Marientrompete, Trompetengeige, Nonnengeige, Tympanischiza o Trummscheit) è uno strumento musicale ad arco, usato dal XV secolo fino alla metà del XVIII secoloContrariamente a quanto il nome sembra suggerire, la tromba marina non ha alcuna attinenza né col mare, né con lo strumento musicale chiamato tromba, né con alcun altro strumento della famiglia degli ottoni. Sembra che l'epiteto venga, per deformazione, dall'aggettivo "mariana": risulta evidente che il contesto di utilizzo, dunque, potrebbe essere stato originariamente associato al culto, a maggior ragione per il fatto che moltissimi degli esemplari giunti fino al XXI secolo provengono da antichi istituti religiosi femminili. Del resto, in tedesco la tromba marina è chiamata anche Nonnengeige (letteralmente, violino delle suore). Al tempo del re Francesco I venne ufficialmente classificata nell'ambito della Musique de l'Écurie. In seguito, all'epoca di Luigi XVI, venne utilizzata più raramente. Derivata dal monocordo medievale, la tromba marina possiede una sola corda. Nonostante ciò, secondo il trattato di organologia di Michael Praetorius, lo strumento poteva arrivare ad avere fino a quattro corde: secondo i casi, poi, più corde "simpatiche" potevano essere aggiunte all'interno della cassa di risonanza.
L'altezza supera i 2 metri. La cassa di risonanza somiglia a quella di un'arpa, con un manico nel prolungamento della tavola. L'unica corda, sfregata da un archetto, è fissata a un cavalletto: la particolarità di quest'ultimo consiste nell'avere un solo piede fisso. L'altro, leggermente distanziato, percuote la tavola (o cassa) armonica tramite un pezzo di vetro in base alla vibrazione assegnata: questo effetto di percussione è chiamato tromba, per via dell'analogia col timbro di questo strumento. Non si tratta, però, dell'unica analogia: la tromba marina è suonata sugli armonici naturali della corda, in modo tale da rifarsi alla stessa scala, incompleta e talvolta naturalmente stonata, delle trombe dell'epoca, sprovviste di pistoni. La somiglianza timbrica, in effetti, è elevata.

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Luciano Ligabue


Il rock dovrebbe essere suonato al volume che serve.

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mercoledì 18 dicembre 2013

kashif sarangi

Il Sarangi


La leggenda vuole che il sarangi nasca in tempi antichi (attorno al XVI secolo), quando un "hakim" (medico) vagabondo, stanco si sdraia sotto un alberonella foresta per riposare e viene svegliato da un suono lontano, che scopre provenire dal vento che soffia sulla pelle di una scimmia morta e appesa tra i rami dell'albero. Ispirato da questo evento costruisce il primo sarangi. 
Pare che compaia ufficialmente alla corte di Mohammad Shah II (1719 - 1748), nella musica epica del classico chant khyal. Il sarangi è un antico parente del violino europeo e come esso è estremamente espressivo e difficile da suonare. Il suo nome significherebbe centinaia di colori, a indicare la gamma, la profondità e l'acutezza del suo suono. Lo strumento esprime, secondo Sir Yehudi Menuhin, "i sentimenti e i pensieri dell'animo indiano". Ha un ruolo importante nella musica del Nord dell'India, del Rajasthan, dell'Uttar Pradesh, del Pakistan e dell'Afghanistan, NepalIl sarangi è una cassa di legno piatta, ricavata da un singolo pezzo di legno, solitamente cedro, con tre corde di budello (do-sol-do) e un'ordinata tavola laterale con più di 40 corde di risonanza in acciaio assicurate a chiavi laterali. Il corpo ha una tavola armonica di pelle e ponti in osso o avorioLo strumento si tiene verticalmente sulle gambe e appoggiato al collo e le corde vengono bloccate non con i polpastrelli, ma con le unghie. La polvere di talco è usata sulle mani per facilitare lo scivolamento sullo strumento. Esistono numerose varietà di sarangi, un'intera famiglia di strumenti, con lo stesso nome, struttura simile, in tutta l'area del Nord dell'India, del Pakistan e dell'Afghanistan.

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Elton John


La cosa grandiosa del rock 'n' roll è che uno come me può essere una stella.

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