sabato 4 gennaio 2014

Il Clavicembalo


Con il termine clavicembalo (altrimenti detto gravicembalo, arpicordo, cimbalo, cembalo) si indica una famiglia di strumenti musicali a corde, dotati di tastiera: tra questi, anzitutto lo strumento di grandi dimensioni attualmente chiamato clavicembalo, ma anche i più piccoli virginale e spinetta. Questi strumenti generano il suono pizzicando la corda, anziché colpirla come avviene nel pianoforte o nel clavicordo. La famiglia del clavicembalo ha probabilmente avuto origine quando una tastiera è stata adattata ad un salterio, fornendo così un mezzo per pizzicare le corde. Il termine stesso, che compare per la prima volta in un documento del 1397, deriva dal latino clavis, chiave (intesa come il meccanismo che utilizza il movimento del tasto per azionare il leveraggio retrostante), e cymbalum, termine che designava nel medioevo gli strumenti musicali con corde parallele tese su una cassa poligonale e senza manico, come i salteri e le cetre. In ogni caso, la più antica descrizione nota del clavicembalo risale al 1440 circa. L'età del clavicembalo copre un arco temporale di circa tre secoli (dal XVI al XVIII secolo), periodo in cui sono sorte diverse scuole in tutta Europa, sequenzialmente:
  1. Italia, principalmente a Venezia, Milano, Firenze, Roma e Napoli;
  2. Fiandre, ad Anversa soprattutto con la celebre famiglia di artigiani Ruckers;
  3. Francia, principalmente a Parigi con artigiani originali e con riadattamenti di strumenti fiamminghi;
  4. Inghilterra, con gli artigiani più famosi situati a Londra;
  5. Germania, nelle zone di Amburgo, Berlino e Dresda.
Nei secoli XVII e XVIII il clavicembalo fu uno degli strumenti più utilizzati nella prassi musicale. I maggiori compositori di quei secoli hanno scritto opere specificamente destinata al clavicembalo come strumento solista (particolarmente famose, già all'epoca, le opere di William Byrd, Girolamo Frescobaldi, Jan Pieterszoon Sweelinck, François Couperin, Jean-Philippe Rameau, Johann Sebastian Bach, Georg Friedrich Händel, Alessandro e Domenico Scarlatti), ma l'impiego più frequente dello strumento era quello della realizzazione del basso continuo, presente nella quasi totalità delle le composizioni musicali strumentali e vocali fino alla seconda metà del secolo XVIII. Nello stesso periodo il clavicembalo - come avverrà nei secoli successivi per il pianoforte - fu lo strumento più diffuso anche fra i musicisti dilettanti, ai quali furono destinate innumerevoli edizioni a stampa di una vasta letteratura. Il celebre matematico Leonhard Euler (Eulero, 1707 - 1783), ad esempio, amava rilassarsi suonando il suo clavicembalo. Tutti i tipi di clavicembalo hanno un funzionamento simile:
  • La linguetta è una semplice leva che ruota intorno ad un asse orizzontale costituito da una spina che passa attraverso un foro. Nella linguetta è incastrata una penna, anticamente ricavata dal calamo di una penna (usualmente di corvo) e oggi generalmente realizzata in materiale plastico (Delrin); ogni penna è sagomata con la punta di un bisturi, in modo da regolarne la larghezza e l'elasticità in funzione del diametro della corda che deve pizzicare e del timbro che si vuole ottenere.
  • Il salterello è un listello di legno con una feritoia rettangolare in cui è imperniata la linguetta. Quest'ultima è tenuta in posizione verticale da una molla, in modo che il plettro fuoriesca orizzontalmente da una delle facce del salterello.
  • Ogni salterello appoggia sull'estremità del tasto corrispondente (quest'ultimo è una leva con fulcro centrale) e scorre entro due fori allineati verticalmente, praticati in due liste di legno (registri) poste una sull'altra perpendicolarmente ai tasti. La lunghezza del saltarello è regolata in modo che il plettro, a riposo, si trovi appena al di sotto della corda che deve pizzicare. Abbassando il tasto, il saltarello si solleva e il plettro pizzica la corda; la corsa del saltarello è limitata da una barra posta orizzontalmente sopra la fila dei saltarelli, inferiormente guarnita di feltro, che può essere rimossa per la manutenzione dei salterelli.
  • Quando il tasto si rialza, il salterello ricade verso il basso per il proprio peso e la linguetta ruota all'indietro permettendo al plettro di superare la corda senza più pizzicarla.
  • In cima al salterello è posto uno smorzatore in feltro, che si appoggia sulla corda quando il saltarello è in posizione di riposo, smorzando la vibrazione quando il tasto viene rilasciato (e impedendo che la corda entri in vibrazione per risonanza quando il tasto non è premuto).
  • Nella maggior parte dei clavicembali, per ogni tasto vi sono due corde e due salterelli: per una delle due file di salterelli il registro superiore può scorrere, permettendo di allontanare i plettri dalle corde. Questo consente di escludere una delle file di corde, variando timbro e volume sonoro dello strumento, similmente all'uso dei registri dell'organo. Nei clavicembali a due manuali vi sono usualmente tre registri, e quindi tre file di salterelli: la tastiera inferiore agisce sulle prime due, quella superiore sulla terza.
  • Le differenze timbriche fra i diversi clavicembali sono legate:
    • al materiale delle corde (ottone giallo, ottone rosso o acciaio), alla loro lunghezza e al loro diametro, che ne determinano la tensione (la tensione ottimale delle corde è di poco inferiore al carico di rottura): la successione delle lunghezze delle corde determina la forma dello strumento (più tozzo o più affusolato) e l'equilibrio timbrico e di intensità fra le zone bassa, media e acuta dell'estensione dello strumento;
    • alla posizione della fila dei salterelli rispetto alla corda: quando per una stessa tastiera vi sono due file di corde all'unisono, una di queste risulta avere un timbro più "nasale" semplicemente perché è pizzicata più vicino al ponticello;
    • alla dimensione della cassa e allo spessore della tavola armonica.

Nei secoli XVII e XVIII esistevano numerosi tipi di clavicembalo, diversi per dimensioni, forma della cassa, posizione della tastiera rispetto alle corde, numero di tastiere ed estensione delle medesime. Queste differenze corrispondono a esigenze musicali diverse. Si deve notare che, a parte le differenze più evidenti (fra una spinetta italiana e un clavicembalo francese a due manuali, ad esempio), anche fra strumenti di forma apparentemente simile (come un clavicembalo italiano e uno fiammingo del XVII secolo) vi è differenza nel modo in cui la lunghezza delle corde varia dalle note più gravi alle più acute: ad esempio, in un clavicembalo italiano, in confronto agli strumenti fiamminghi e francesi, le corde più gravi sono più lunghe e quelle più acute sono più corte. Questo è determinato dalla forma dei ponti dal lato opposto a quello dei salterelli, e produce sensibili differenze nel timbro degli strumenti, anche perché lunghezze diverse rendono necessario l'uso di materiali diversi per le corde (ferro, ottone giallo, ottone rosso).

StuPanda

Duke Ellington # 4


In genere, il jazz è sempre stato simile al tipo d'uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia.

StuPanda

venerdì 3 gennaio 2014

Oltre la chitarra # 7 Vittoria edition


Oltre la chitarra # 6 for ladies edition


Top 5 5 migliori assoli di chitarra elettrica

La Chitarra elettrica


La chitarra elettrica è un tipo di chitarra in cui la vibrazione delle corde viene rilevata da uno o più pick-up. Il segnale viene quindi prelevato all'uscita e convogliato in un amplificatore acustico affinché il suono dello strumento sia reso udibile. Dal punto di vista organologico, la chitarra elettrica è un elettrofono. Talvolta viene anche indicata come cordofono (precisamente, tra i liuti a manico lungo). 
La chitarra elettrica è formata da:
  • la paletta (o "cavigliere") che contiene le "meccaniche", che permettono alle corde di essere tese mantenendo l'accordatura desiderata;
  • il manico, sul quale è montata la tastiera che permette di suonare, premendo le corde contro di essa, le note;
  • la cassa armonica che è più sottile di quella della chitarra classica e che non ha la buca (anche se vi è il caso delle chitarre cosiddette "semiacustiche", che generalmente possiedono due buche ad effe, come quelle degli archi);
  • il ponte, che può essere fisso oppure "tremolo" vale a dire quando "ospita" una leva che, azionata, muove il ponte stesso ottenendo il vibrato grazie alla variazione di tensione delle corde;
  • da uno o più pick-up che sono dei trasduttori che trasformano le vibrazioni delle corde in segnali elettrici; i pick-up sono formati da un avvolgimento di rame intorno ad una combinazione di magneti e materiali di diverso tipo. 

In una chitarra acustica il suono dipende dalla risonanza prodotta nella cassa cava dello strumento e indotta dalle oscillazioni delle corde; la chitarra elettrica invece è uno strumento pieno e rigido per cui non c'è alcuna risonanza della cassa. Le oscillazioni delle sei corde metalliche sono captate da un microfono elettrico che invia segnali a un amplificatore e a un gruppo di altoparlanti. Il filo che collega lo strumento all'amplificatore è arrotolato attorno a un piccolo magnete; il suo campo magnetico induce un polo nord e un polo sud nella parte di corda metallica sopra il magnete, perciò questa parte della corda ha un proprio campo magnetico. La corda, per suonare, viene fatta vibrare e il suo moto relativo alla spira cambia il flusso del campo magnetico attraverso la spira stessa, inducendovi una corrente. Quando la corda oscilla avvicinandosi e allontanandosi dalla spira, la corrente indotta cambia verso con la stessa frequenza delle oscillazioni della corda, inviando così il segnale di frequenza dell'oscillazione all'amplificatore.La storia della chitarra elettrica inizia quando si avvertì l'esigenza di uno strumento che avesse alcune caratteristiche proprie della chitarra (specialmente per quanto attiene alle modalità di esecuzione), ma che potesse suonare insieme agli altri senza esserne sovrastato dal volume di suono. Con la nascita di orchestre jazz e blues, ci si rese conto del problema della limitata amplificazione delle chitarre acustiche. Diversi costruttori cercarono di ovviare al problema costruendo strumenti che consentissero un volume maggiore, con una tonalità simile a quella della chitarra classica. Lloyd Loar progettista alla Gibson dal 1920 al 1924 condusse i primi esperimenti mediante l'adozione di rilevatori in prossimità delle corde. Il concetto di chitarra elettrica deve però molto alle intuizioni di Adolph Rickenbacker, che nel 1931 realizzò il primo pick-up elettromagnetico (un dispositivo elettronico in grado di trasformare le vibrazioni delle corde in impulsi di tipo elettrico) ed iniziò ad applicarlo ai normali strumenti acustici, creando una chitarra hawaiana elettrica chiamata frying pan guitar in due modelli (A22 e A25). Nel 1935 la Gibson inizia la produzione del modello ES 150, una chitarra con cassa di risonanza e aperture a "f" sulla tavola e un unico pick-up. Il modello riscosse un grande successo. Finalmente la chitarra, grazie all'amplificazione, poteva inserirsi meglio nelle formazioni del tempo, senza essere sovrastata dal volume degli altri strumenti. Molti si cimentarono nella costruzione di chitarre elettriche, limitandosi di fatto ad amplificare il suono di strumenti acustici. Se da una parte la presenza di una cassa armonica combinata ad un pick-up produceva un suono pastoso e ricco di armoniche, dall'altra presentava una serie di svantaggi, tra cui il più fastidioso era l'effetto noto come feedback acustico. La cassa dello strumento entrava in risonanza (effetto Larsen) con il suono emesso dall'amplificatore, creando echi, armonici e fischi di difficile gestione. Col risultato di un suono sgradevole di difficile definizione. Nel 1941 Les Paul crea per la Epiphone un prototipo, la The Log, che parzialmente limitava il problema del feedback. Lo strumento è sostanzialmente una chitarra acustica attorno a un blocco di legno massiccio: la prima chitarra solid.semi  Questa idea fu ripresa e perfezionata dalla Gibson per il suo modello ES 335 TDNel 1946 Paul Bigsby, estroso costruttore di motocicli passato a costruire chitarre, e Merle Travis, suo amico, costruiscono una chitarra molto innovativa. Anche se prodotto in modo classico, lo strumento presenta un corpo alto solo cinque centimetri, e un disegno molto originale sia del corpo stesso che della paletta. Il corpo, grazie ad un'asimmetria del disegno attorno al manico, permette di raggiungere agevolmente il ventesimo tasto, mentre la paletta monta chiavette per l'accordatura disposte solo sul lato superiore. Si risolvono quasi completamente i problemi di risonanze indesiderate. Inoltre, Bigsby introdurrà una ulteriore innovazione inventando un sistema che consente di agire sulla intonazione delle corde mediante una leva la cui corsa è contrastata da una molla. Nasce così il ponte tremolo (da non confondere con l'effetto tremolo, che è tutt'altra cosa). Nel 1948 Leo Fender, tecnico progettista di amplificatori, dà una svolta definitiva e crea la Broadcaster, una chitarra con due pick-up single coil miscelabili e con il corpo pieno in legno massiccio che annulla completamente le risonanze indesiderate e aumenta il sustain delle corde, sviluppando il concetto di chitarra solid body. La Broadcaster, costruita inizialmente solo per presentare i propri amplificatori, attinge a molte delle innovazioni introdotte dalla chitarra di Bigsby e Travis, ma le fa sue migliorandole notevolmente. Il disegno del corpo e della paletta, anche se ispirato molto alla linea di Bigsby, è più sobrio e moderno, ma soprattutto più razionale. Inoltre lo strumento di Leo Fender presenta un vantaggio fondamentale: le fasi di costruzione e assemblaggio delle parti che compongono lo strumento sono molto semplificate. Questo si traduce nella possibilità di automatizzare il processo di produzione e di conseguenza produrre gli strumenti in serie, con costi notevolmente più contenuti. Il successo è enorme, tanto che la Broadcaster, divenuta poi Telecaster, viene prodotta dalla Fender ancor oggi. La Stratocaster viene ancora prodotta ininterrottamente dal 1953. Oggetto di innumerevoli imitazioni e varianti, è ad oggi contemporaneamente un punto di partenza e il punto di arrivo dell'evoluzione delle solid body. La Stratocaster è una chitarra molto apprezzata per la sua versatilità, utilizzata intensivamente sia nel rock, sia in altri generi.Nel 1953 Leo Fender crea la chitarra che diverrà nel tempo una pietra miliare del settore e più in generale della musica rock/blues: la Stratocaster. Solid body come la precedente, ha però un design capace di restare moderno nel corso dei decenni: il corpo, di minor spessore rispetto alla Telecaster, è smussato nella parte posteriore per conferire un migliore confort. I pick-up, single coil, sono tre e sono montati su un originalissimo battipenna sul quale sono alloggiati, oltre al selettore per scegliere il pick-up desiderato, anche tre potenziometri: uno per regolare il volume e due di regolazione tono. Altro fattore di grande importanza è la leva del tremolo, totalmente rivoluzionaria per quel tempo. A differenza delle altre dell'epoca poste tra l'attaccatura delle corde e il ponte, questa è un tutt'uno con il ponte stesso, evitando fastidiose scordature. Anche il ponte è innovativo, ogni corda appoggia su una sua "selletta" che dispone sia della regolazione in altezza sia in lunghezza, permettendo un'intonazione perfetta e una distanza delle corde dalla tastiera (action), personalizzabile. Nel 1950 Ercole Pace è il primo in Italia a richiedere il brevetto (poi concesso con il n. 462480 il 21 marzo 1951) per un “dispositivo magneto-dinamico, applicabile a strumenti a plettro in genere ed a chitarre in particolare, per amplificare il suono in collegamento con la presa fono di apparecchi radio” che poi produrrà in serie in un piccolo laboratorio a Roma, in Trastevere. L'originale apparecchio fu acquistato dai più noti chitarristi dell'epoca e, non essendo stato poi rinnovato il brevetto, l'idea fu in seguito perfezionata da altri. Tale dispositivo differiva dall'analoga invenzione oltreoceano di Leo Fender di due anni prima (di cui Ercole Pace era ignaro), in quanto il pickup applicato prevedeva un più elaborato avvolgimento per ogni magnete, anziché un unico avvolgimento per tutti i magneti come il pickup di Fender; adottando appunto una bobina per ogni corda Ercole Pace mirava a rendere il rilevamento delle sei corde più bilanciato ed accurato. Sotto il profilo tecnico si trattava quindi di due brevetti diversi. L'unica chitarra che ha potuto "competere" in termini di importanza e notorietà è la Gibson modello Les Paul del 1952. Stilisticamente degna della "rivale", si avvicina di più al disegno di Bigsby-Travis, ma ha forme più fluide e meno spigolose. Caratteristica saliente è l'uso di due pick-up humbucker, più potenti dei single coil e dalla timbrica più "nasale". Le regolazioni di tono e volume sono affidate ad una coppia di potenziometri e ad un selettore per miscelare il suono dei due pick-up. Il ponte non ha la leva del vibrato, la regolazione dell'action delle corde avviene con due ghiere poste ai lati che sollevano o abbassano tutte e sei le corde contemporaneamente. L'intonazione invece può essere regolata singolarmente corda per corda. Lo strumento è rimasto sostanzialmente immutato rispetto alle intuizioni di Leo Fender e Les Paul, lo sviluppo attuale verte principalmente sull'acquisizione e manipolazione del suono da parte dei pick-up. Il bisogno di dialogare con interfacce digitali come il MIDI ha portato alla creazione di pick-up esafonici e convertitori analogico-digitali in grado di tradurre il segnale analogico in segnale digitale con accuratezza. Ottenuto un segnale in forma digitale lo si può immettere in un generatore di suoni campionati (expander) per avere a disposizione una varietà strumentale virtualmente infinita. Quest'utilizzo dello strumento è però oggetto di critiche da parte di chi vede gli expander e i campionatori come strumenti che, permettendo la riproduzione di qualsiasi tipo di strumento registrato in precedenza, snaturalizzano e avviliscono le peculiarità tipiche della chitarra. Roger Field ha inventato la Foldaxe, una chitarra elettrica pieghevole che Field ha fatto realizzare per Chet Atkins. Un'ímmagine della Foldaxe si trova nel libro di Atkins Me and My Guitars.

StuPanda
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Duke Ellington # 3


Sta diventando sempre più difficile decidere dove il jazz comincia o si ferma, dove inizia Tin Pan Alley e finisce il jazz, o addirittura dov'è il confine tra musica classica e jazz. 
Penso non ci siano linee di confine.

StuPanda

giovedì 2 gennaio 2014

Oltre la chitarra # 5


"Walkin' Blues" Lesson for 3-String Cigar Box Guitar

La Cigar box guitar


Una cigar box guitar (letteralmente "chitarra a scatola di sigari") è uno strumento musicale rudimentale, appartenente alla famiglia dei cordofoni. Lo strumento veniva costruito con mezzi di fortuna, come scatole di sigari appunto, dai braccianti afroamericani negli stati meridionali degli USA. Questi particolari oggetti si diffusero a partire dal 1800, quando i sigari iniziarono ad essere commercializzati nelle scatole piuttosto che nei barili. Esistono parecchie varianti dello strumento dipendenti per lo più dai mezzi che si riuscivano a reperire per la costruzione. Venivano costruiti modelli con e senza tasti, e da una a fino a un massimo di sei corde. La variante più diffusa è quella a 3 corde con tasti, la più rudimentale a una corda e senza tasti. Spesso quest'ultima era costituita da un legno di scopa come manico. Fa parte degli strumenti che diede origine al delta blues e le tecniche più usate (soprattutto nella variante senza tasti) sono lo slap e lo slide (o bottleneck). L'accordatura dello strumento segue solitamente le ultime corde della chitarra ma più spesso le accordature aperte più adatte alla tecnica bottleneck. Data la sua facile costruzione, parecchi appassionati del genere blues, si improvvisano liutai dando origine a strumenti originali e personalizzati, creando delle community su internet dove si scambiano opinioni e foto dei modelli costruiti.

StuPanda

Duke Ellington # 2


Se qualcuno fu "Mr. Jazz", fu Luis Armstrong.

StuPanda

mercoledì 1 gennaio 2014

Oltre la chitarra # 4 for ladies edition


Preludio Primo / Toccata Arpeggiata - Kapsperger - Bruno Correia, chitar...

Il Chitarrone


Il chitarrone è uno strumento musicale a corde. È una varietà tipicamente italiana della tiorba, tanto che viene spesso indicata come tiorba romana. Caratterizzato da un piano armonico e un manico di notevoli dimensioni, il chitarrone contava 14 corde o cori, sei montati su tastiera secondo l'accordatura del liuto, e otto a vuoto accordati diatonicamente. Questo strumento italiano aveva le misure d'un uomo. La cassa era quella d'un grande liuto ma la disposizione dei piroli era differente. Il cavigliere era ritto invece che ripiegato indietro, sopra di esso il manico continuava per considerevole lunghezza e recava in cima un altro cavigliere per i bordoni. Praetorius distinse due tipi principali: il chitarrone padovano, alto oltre 2 m, con otto ordini di corde sulla tastiera; e il chitarrone romano, alto 1,80 m, con soltanto sei ordini di corde sulla tastiera. Le due corde d'ogni ordine sono accordate in ottava. Un terzo tipo, il chitarrone bolognese, era incordato con corde metalliche. Benché generalmente utilizzato come sostituto del liuto nei complessi cameristici, vi sono esempi anche di intavolature solistiche. In particolare Giovanni Girolamo Kapsberger, Primo libro d'intavolatura di chitarrone, e Alessandro Piccinini, Intabulatura di liuto et di chitarrone (1623). Giulio Caccini utilizzò un chitarrone di avorio per accompagnare il canto. Veniva suonato solo con il pollice, l'indice ed il medio della mano destra.

StuPanda

Lester Bowie


Il Jazz non è nè un repertorio specifico, nè esercizio accademico...ma uno stile di vita.

StuPanda

martedì 31 dicembre 2013

Oltre la chitarra # 3


DISCO DE ORO DEL CHARANGO - ERNESTO CAVOUR

Il Charango


l charango è uno strumento musicale sudamericano a corde, che discende dalla vihuela de mano introdotta dagli spagnoli nelle zone conquistate. Gli indios lo realizzarono, a somiglianza della vihuela, utilizzando quale cassa armonica la corazza del quirquincho (armadillo). Sembra abbia avuto origine a Potosì, in Bolivia, Villa Imperial all'epoca ricchissima, dove fiorì ogni genere di arte a seguito del ritrovamento di miniere d'argento. Può essere definito quale strumento musicale frutto del mestizaje, cioè dell'unione tra la cultura europea e quella degli indios. Il suo bacino di utilizzazione è esteso ai paesi andini del Sudamerica (Bolivia, Perù, Cile, Ecuador e Argentina). In Bolivia e Perù è utilizzato come mezzo di corteggiamento, ed i giovani provvedono, attraverso un rituale, a sirenare il charango per migliorarne la voce ed avere quindi più possibilità di far breccia nel cuore della fanciulla amata La forma dello strumento è quella di una piccola chitarra, a tastiera non libera e con cinque corde doppie da suonarsi a pizzico (tecnica punteada) o eseguendo ritmiche con accordi (tecnica rasgueada); la cassa armonica, originariamente costituita dalla citata corazza, è ora realizzata prevalentemente in legno, essendo l'armadillo tutelato perché in pericolo di estinzione. Originariamente le corde erano di budello, sostituito ora dal nylon che offre maggiori garanzie di precisione nel calibro; tuttavia negli altipiani andini è frequente l'utilizzo di charangos che montano corde metalliche assai sottili che conferiscono allo strumento una sonorità molto caratteristica. In questo caso i charangos, solitamente di dimensioni inferiori, vengono classificati come "chillador". Esiste in diverse versioni di accordatura, spesso non scalare (nel senso che la corda più bassa non è quella più in alto e la più acuta non è più in basso) con la corda centrale ottavata. Sono questi accorgimenti che conferiscono allo strumento un suono particolarmente cristallino e ricco e ne aumentano la sonorità

StuPanda
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Duke Ellington


Swing.
Non si piega, si esprime.

StuPanda

lunedì 30 dicembre 2013

Oltre la chitarra #2


cetra pentatonica e bordone

La Cetra


Con questo termine ci si riferisce impropriamente a un tipo di strumento, la citara (in greco kithàra) in uso nell'Antica Grecia. Lo strumento era inizialmente costruito come la lira ma con una cassa armonica di dimensioni maggiori, in legno. Con queste caratteristiche la cetra ebbe una notevole diffusione sin dall'antica Grecia dov'era suonata da citaredi professionisti; il suo uso inoltre prese corpo anche a Roma e in Corsica. Nel corso dei secoli la sua struttura venne ulteriormente modificata, fino ad arrivare ad intendere per cetra quella che viene più correttamente chiamata cetera, ossia uno strumento dalla cassa di risonanza piatta le cui doppie corde metalliche venivano pizzicate, dotato di un lungo manico e dalla struttura paragonabile a quella di una pera. Questo modello di cetra venne utilizzato soprattutto dal XVI fino al XVIII secolo. Questo strumento, il cui nome deriva dal latino cithara, è chiamato cister in tedesco, cittern in inglese, cistre in francese, cistro, cedra o citola in spagnolo. Con il termine cetra ci si può riferire anche allo zither, uno strumento musicale in uso ancor oggi soprattutto nei paesi meridionali della Germania e in Austria. La storia della cetra si perde nei tempi bui dell'antichità. Dalla lettura della Bibbia veniamo a conoscenza che la usò molto Re Davide per i suoi salmi, tanto che in molti di essi compare il nome di questo strumento musicale. Esso era composto da cinque corde e aveva una piccola cassa di risonanza; per aumentare la tensione della corda si usava ripiegarla con un legnetto intorno alla paletta che poi veniva bloccato con un pezzo di ferro o di legno. Dalle fonti antiche sappiamo che nell'antica Grecia la cetra fu molto spesso utilizzata, sia negli atenei che nelle corti, e troviamo tracce di questo strumento anche nella grande tradizione della mitologia. L'iconografia greca del V e VI secolo, quella relativa alle pitture sui vasi, ci permette di capire la forma che aveva questo strumento che il più delle volte era raffigurato in mano al dio Apollo mentre era intento a suonare. La grandezza è circa la metà della persona umana rappresentata ed aveva una cassa armonica con due bracci, che all'interno erano vuoti, e che collegati tra loro da traversa; tra questa traversa e la base della cassa erano tese le corde. Vi sono tracce di cetre anche nell'impero cinese antico, durante la dinastia Chou. In particolare la prima cetra asiatica fu il Guqin, una cetra a sette corde. La cetra venne usata poi nel Medioevo, in accompagnamento alla lira, al liuto e ai cembali.

StuPanda

Luciano De Crescenzo


C'è il jazz caldo dei primi anni del secolo e c'è il jazz freddo degli ultimi anni. 
Con quello caldo si divertono gli spettatori, con quello freddo si divertono quelli che suonano.

StuPanda 

domenica 29 dicembre 2013

Off topic - classifica 15° giornata



  1. Yj F.C 27 punti, 36 g.f, 27 g.s, +9 m.g, 1158p.p
  2. Real StuPanda f.c, 20 punti, 23 g.f, 25 g.s, -2 m.g, 1078.5 p.p,
  3. Here we Stand s.s 18 punti, 28 g.f, 27 g.s, +1 m.g, 1110,5 p.p,
  4. C.LD. F.C 16 punti, 23 g.f, 29 g.s, -6 m.g, 1072 p.p.

Seu Jorge - Amiga da Minha Mulher - Aula de cavaquinho - TV Cifras

Il Cavaquinho


Un cavaquinhocavacobraguinhabragamachetemachetinho o machete-de-braga è uno strumento musicale, appartenente alla famiglia dei cordofoni; ha un suono più acuto rispetto a quello di una chitarraIl cavaquinho minhoto è riconoscibile dal foro, spesso di forma ellittica invece che circolare, e dalla tastiera che si trova allo stesso livello della cassa di risonanza (non rialzata rispetto a quest'ultima), inoltre è dotato di 12 tasti e viene suonato con la tecnica "rasgado" o "rasgueado", ovvero colpendo le corde con le dita della mano destra, senza plettroIl Cavaquinho di Lisbona e quello di Madeira sono invece strutturalmente più simili al cavaquinho brasiliano, descritto sottoLo strumento è molto popolare Portogallo e viene impiegato nell'esecuzione di musica popolare di quel paese. Il cavaquinho viene usato come strumento di accompagnamento ma anche impiegato nelle orchestre di musica folk. Lo strumento ha quattro corde di budello o metalliche accordate (a partire dalla corda col suono più acuto) in re-si-sol-sol, mi-do#-la-la, mi-re-si-sol, re-si-sol-re o, più raramente, in mi-si-sol-re (viene usato per lo più da suonatori di chitarra che non debbono imparare altri accordi)Esso è uno strumento fondamentale nella popolare portoghese e in particolare nelle formazioni studentesche e popolari chiamate tunasSecondo Gonçalo Sampaio, lo strumento proviene dalla città di Braga. In questa città viene impiegata l'accordatura re-la-si-mi. In Brasile viene utilizzato il cavaquinho brasiliano, con foro circolare e tastiera rialzata rispetto al piano della cassa di risonanza, il manico è dotato generalmente di 17 tasti e lo strumento viene suonato con l'ausilio di un plettro; l'accordatura più diffusa è (a partire dalla corda col suono più acuto) re-si-sol-re (accordatura tradizionale); ma anche l'accordatura "chitarristica" mi-si-sol-re e quella del mandolino mi-la-re-sol (che corrisponde a quella del violino) sono usate, specialmente dai solistiIn Brasile il cavaquinho viene impiegato nel samba, suonato insieme ad altri strumenti come chitarra classica, pandeiro, surdo, tamborim e tantã. Attualmente il cavaquinho è uno strumento obbligato nelle sfilate di samba, come quelle tenute a Rio de Janeiro dalle Scuole di samba durante il Carnevale di Rio. Viene anche utilizzato nell'esecuzione di un altro genere musicale popolare, lo choro, assieme al mandolino, al flauto traverso e alla chitarra classica. Waldir Azevedo è il più noto esecutore di choro che ha usato questo strumento. Il suo successore è oggi Roberto Barbosa. Un'altra virtuosa dello strumento è Luciana Rabello, sorella del grande chitarrista brasiliano Raphael Rabello, ormai scomparso.

StuPanda

Louis Armstrong


Cos'è il Jazz? Amico, se lo devi chiedere, non lo saprai mai.

StuPanda

sabato 28 dicembre 2013

Diplopenies (bouzouki)

Il Bouzouki


Il bouzouki (μπουζούκι) è uno strumento musicale greco, appartenente ai cordofoni, le cui origini risalgono all'antico strumento chiamato panduroNell'antica Grecia, questo strumento era noto come πανδούρα pandúra e la versione più piccola πανδουρίς pandurís o πανδούριον pandúrion, era chiamato anche τρίχορδος tríchordos perché aveva tre corde. In epoca bizantina viene chiamato ταμπουράς ta(m)bourás. Con l'arrivo degli Ottomani, questi ultimi lo adottano nella loro musica. L'odierno strumento turco tambur è praticamente identico al pandurís. Presso il Museo Storico Nazionale di Atene è in mostra il tambouras del generale Makrijannis (eroe della Rivoluzione Greca del 1821). Questo tambouras presenta le stesse caratteristiche del bouzouki usato dai Rebetes. Il bouzouki originale era a tre doppie corde, tríchordo (τρίχορδο). Dopo la Seconda guerra mondiale, ha fatto la sua apparizione il bouzouki a quattro doppie corde, tetráchordo (τετράχορδο). Il tetráchordo è stato reso popolare da Manolis Chiotis, considerato uno dei grandi virtuosi del bouzouki. Quasi tutti i musicisti che suonano il bouzouki oggi, usano il tetráchordo. Dal bouzouki è nato un altro strumento della musica greca, il baglamasGli irlandesi hanno creato, negli anni '60, una variante di questo strumento denominata bouzouki irlandese, con cassa di risonanza a forma di goccia, e che differisce dall'originale greco per il fondo piatto e per l'accordatura, che nella variante irlandese è per intervalli di quinte sol-re-la-mi oppure la-re-la-re. Il gruppo scozzese "The corries" l'ha utilizzato nel 1968 in una indimenticabile versione di "Flower of Scotland", inno non ufficiale degli scozzesi.
Tra i cantautori italiani che ne hanno fatto uso nei loro concerti si ricorda Fabrizio De AndréIn Italia attualmente Mauro Pagani, polistrumentista, virtuoso dello strumento ed autore, spesso suona in album e nei concerti di vari artisti come strumentista di bouzouki. Il fondo è a doghe, bombato come quello di un mandolino napoletano, di cui è parente stretto. Possiede tre o quattro cori di doppie corde, di cui i due più alti sono solitamente coppie di cantini, mentre le corde basse sono accordate a coppie di ottave. La tecnica tradizionale del bouzouki è basata sul virtuosismo e la velocità dell'esecutore; esempio celebre è il sirtaki, danza greca divenuta famosa grazie al film Zorba il greco (1964), con Anthony Quinn, e caratterizzata da questa rapidità di tocco, spesso riguardante gruppi irregolari di note.
Il manico del bouzouki si chiama mániko (μάνικο), è molto lungo e possiede 26 tasti. È costruito in legno di ebano e spesso è decorato con segnatasti intarsiati in madreperla.
La tavola armonica si chiama kapáki (καπάκι), a forma di goccia, è costruita in legno di abete. La sua parte superiore è quasi sempre decorata con madreperla. La decorazioni, fighúres (φιγούρες), possono coprire 1/4 della tavola (modelli base), 2/4 e infine, nei modelli più costosi, l'intera tavola. Di solito vengono rappresentati motivi floreali o scene personalizzate. La buca, ródha (ρόδα), è rotonda, ovale o di varia forma.
La cassa armonica del bouzouki si chiama skáfos (σκάφος), è costituita da strisce di legno (doghe) attaccate le une alle altre. I tipi di legno frequentemente utilizzati sono palissandro e noce. La qualità dello strumento è migliore quando si usano più doghe. Un bouzouki di livello base ne monta una ventina, mentre i modelli professionali più di 60.
Le accordature usuali sono re-la-fa-do per il tetráchordo e re-la-re per il tríchordo. Tuttavia, queste indicazioni non sono tassative; la sua accordatura è liberamente scelta dal musicista che ne fa uso. Mauro Pagani e Fabrizio De Andrè utilizzano un'accordatura araba re-sol-re-sol, spesso con la corda più bassa alzata di tono re-sol-re-la.

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Keith Richards #2


Se non si conosce il blues è inutile prendere la chitarra e suonare rock 'n' roll o qualsiasi altra forma di musica popolare.

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